croma_santiagodocacem
croma_santiagodocacem

Intervista alla ciclista dell’illustrazione Claudia Romagnoli anche conosciuto come Croma

Ho conosciuto Claudia a fine giugno, durante “CRACK!” il festival internazionale di fumetto e illustrazione che si tiene ogni anno a Roma.
Sin da subito le sue illustrazioni mi hanno incuriosito, dopo essermi soffermato perdendomi tra le innumerevoli linee aggrovigliate di ogni singolo lavoro è stato facile percepire il fortissimo legame con le sue esperienze di viaggi in bicicletta… e per me è stata una folgorazione.

Ciao Claudia, o preferisci essere chiamata Croma?

Ciao. Claudia va benissimo.
Croma è la mia firma ma sono troppo affezionata al mio nome e mi piace sentirlo nominare.
Croma è in realtà una specie di gioco tra l’iniziale del nome e l’inizio del cognome.
Le due consonanti attaccate sfregano bene insieme ed è anche una strizzata d’occhio alla mia città d’adozione, Roma. E’ poi anche una nota musicale che ha una bella rappresentazione grafica: la combinazione di un ovale, di un gambo e di una virgola.

croma_cracovia1

Quando hai iniziato a disegnare?

Il disegno ha radici lontane. Da ragazzina ritraevo un po’ tutti i familiari, da mia nonna al cane.
Scelsi successivamente anche di frequentare il liceo artistico, che invece la passione me la fece perdere completamente. Così abbandonai tutto per anni, limitandomi a scarabocchiare sulle tovaglie di carta delle osterie di Roma sud est e a fare qualche disegno partigiano per i 25 aprile.
Poi, prima di un viaggio a Tokyo, mia sorella mi regalò una minuscola moleskine che entrava anche in una piccola tasca. E cominciai a riempirla furiosamente di ideogrammi, volti, musicisti, parole, scarabocchi, appunti, incontri e scontri. A riguardarli adesso, dopo un bel po’ d’anni, li trovo decisamente caotici e approssimativi, ma avevano forse una spontaneità che col tempo ho perso, in nome, chiaramente però, di un disegno più articolato e pulito.
Comunque il riavvicinamento a carta e inchiostro è irrimediabilmente legato allo spostamento, al viaggio, alla conoscenza, al movimento, al perdersi e al guardarsi intorno, allo stupore del nuovo.

Com’è nato il tuo progetto ciclistico? Cosa c’è dietro alla tua idea di unire così fortemente il disegno ai tuoi viaggi in bicicletta?

La bicicletta ha completato un disegno di vita, nemmeno troppo progettato, che però aveva a che fare col rifiuto di una serie di convenzioni, dal tipo di alimentazione consigliata, al lavoro perfetto da raggiungere, alla sistemazione familiare da desiderare, fino alla tradizionale mobilità a petrolio.
Dopo aver superato il mio primo inverno romano spostandomi solo con la bicicletta, ho capito che si era creata un’affinità perfetta tra me e la concezione di una vita a pedali, e, abbandonato qualsiasi altro mezzo, la bicicletta ha sostituito i piedi, gli acceleratori, gli autobus e le metropolitane.
E nel giro di poco tempo anche l’idea di viaggio si è adattata a questa visione globale. Così decisi che la meta prescelta l’avrei raggiunta a pedali. E l’avrei fatto da sola. Perdendomi, letteralmente, tra paesini, città, montagne, lavori in corso, deserti, boschi, mari lussureggianti e strade d’immondizia.
Le mie compagne di viaggio, da allora, sarebbero state la mia bicicletta e la mia agenda.
Il disegno ha sostituito la fotografia e la scrittura, che non essendo i miei campo, utilizzo in un modo appena decente. Queste ultime infatti non mi restituivano la stessa combinazione di emotività, estetica e reinterpretazione della realtà di cui avevo bisogno. Il disegno ha invece messo insieme tutto questo, in un modo semplice e immediato. Perché il mio disegno è rapido ed estemporaneo: vado direttamente di inchiostro su carta, magari terminandolo in momenti successivi.
Disegnare ha riempito il mio tempo in solitario in un modo perfetto, in un magnifico rapporto armonico con l’idea dello spostamento e del diario di viaggio.

croma_balaton

Ti va di raccontarci il tuo ricordo più bello legato alla bicicletta?

Il più bello non lo troverò mai nella mia piccola testa che non riesce mai a fare classifiche.
Ma ricordo di viaggi in cui certe ospitalità sono diventate incontri commoventi, in Sicilia o in Polonia.
O il trovarsi improvvisamente a percorrere la strada perfetta, tra le vigne francesi.
O rimanere imbalsamati, io e una capra, l’una negli occhi dell’altra, sulla vetta di una montagna in Grecia, con le gambe che scoppiano di fatica.
O incrociare, su una strada tra i boschi, al confine con la Bielorussia, un altro cicloviaggiatore solitario e attrezzato male come te, con una vecchia bici da corsa come te e con lo stesso sorriso sulla faccia. Intendersi in un microsecondo e non vedersi mai più.
O cadere rovinosamente su una strada bagnata, rialzarsi come una molla e andare dritta alla bici per vedere lei come sta.
O per l’ennesima volta, a pedalare sulla Prenestina, tornando verso casa, e sorridere della strada conosciuta percorsa mille volte che però non ti stanca mai e della quale conosci tutte le buche da evitare, tutti i tombini da prendere trasversalmente, tutti i semafori pericolosi e tutti i baretti dove fermarsi per bere una cosa.

croma_burgos

Cosa diresti per convincere la gente a fare un’esperienza di cicloturismo?

Non sono molto brava a convincere. Ma credo che ognuno di noi comunque incida profondamente sugli altri e sulla società tramite le proprie scelte quotidiane, i propri comportamenti e le proprie abitudini. E questo mi fa pensare che ogni nostro gesto ha un peso che non immaginiamo nemmeno. Incidiamo anche senza tentare a tutti i costi di fare proseliti.
Certo consiglierei di non cominciare con il fine ultimo di perdere peso! Se ne rimarrebbe profondamente delusi. La pancia, per esempio, è semplicemente portata in giro, e rimane lì rilassata, come se stesse prendendo un tram.

Potrei invece dire una serie di cose scontate tipo:
Che con la bicicletta si raggiunge la velocità perfetta per spostarsi e attraversare luoghi fisici e mentali.
Che è un mezzo geniale, che va a carboidrati e non a idrocarburi.
Che fonde meravigliosamente bene la meccanica del mezzo e la meccanica umana.
Che non costa, non inquina e non produce rumore.
Che ti dona una libertà incommensurabile.
Che ti fa desiderare almeno cinque marce in più su ogni salita cattiva, e che ti fa bestemmiare a manetta mentre ti sudano anche le ginocchia, per farti però imprecare di gioia nella mezzora di discesa successiva.
Che impari ad amare la solitudine. Che l’arte dell’incontro è una cosa meravigliosa.
Che portarsi dietro una piccola casa leggera leggera è cosa entusiasmante.
Che il concetto stesso di casa cade. O, meglio, che casa è ovunque monti una tenda.
Che non esiste solo l’inglese per comunicare (prova a spostarti nella campagna slovacca, per esempio…).
Che impari velocemente a vivere con nulla. E a capire quanto il consumismo sia
un’invenzione terribile, che ci ha intrappolato e messo sotto ricatto.
Che una fontana d’acqua fresca in un paesino sperduto della Castilla y Leon rappresenta la soddisfazione di ogni tuo desiderio. E che di nient’altro hai bisogno.

Insomma potrei dire tutto questo. Ma bisogna semplicemente provare. E vedere l’effetto che fa.
Bisogna solo avere un po’ di tempo (e non è poco) e prepararsi a giudicare come buona qualsiasi cosa arrivi. Non è una vacanza ma un viaggio, un modo di spostarsi per un po’ di tempo.
Piano piano si giunge ovunque. Come dice un mio caro amico ciclomeccanico, cicloviaggiatore e ciclista incallito, a 15 km all’ora arrivi dappertutto.

Oltre ai tuoi viaggi a cos’altro ti ispiri per le tue opere?

Sono irrimediabilmente affascinata dall’animale umano. Rimango entusiasmata dalla combinazione di forme e linee diverse che trovo in ogni volto. E adoro i musicisti che infatti ritraggo spesso: sono degli inconsapevoli e perfetti modelli, degli stimoli sia estetici che uditivi. E così il disegno è frutto di una doppia ispirazione. Anche tripla se c’è un bicchiere di rosso a fianco a me.
La quotidianità e il dettaglio mi affascinano molto. Alcuni momenti, alcune contingenze, alcuni frammenti del quotidiano, diventano enormi e importantissimi nella mia visione del momento.
Un gesto, un capello fuori posto, una mano in primo piano, è spesso la partenza per un disegno che non sa mai bene dove andrà a finire.

croma_santiagodocacem

In questo momento stai portando avanti un nuovo progetto?

Niente di particolare al momento. Sono una donna molto pigra, per alcuni versi.
E se non ho stimoli particolarmente interessanti mi perdo in rivoli di relazioni, lavoro, interesse, assemblee, pedalate, cene con gli amici.. e non passo sulla carta tutto il tempo che vorrei.
Ho però appena terminato una curiosa collaborazione con un regista di cortometraggi indipendenti che mi ha divertito molto. Vedremo a breve il risultato finale.

croma_kiyikislacik

Ci sono altri artisti che ammiri in particolar modo o che ti abbiano ispirato?

Rimango a bocca aperta davanti al bianco e nero di MP5, così morbido, pieno, sintetico e profondo.
Mi piacciono moltissimo i muri di Blu e la sua coerenza politica e artistica; comprendo la sua ansia (un po’ come la mia) di riempire tutti gli spazi vuoti. E poi non c’è un’opera di Eric Drooker, un illustratore americano, che non vorrei aver dipinto io. Le sue cose sono belle e agguerrite, urbane, notturne e combattive. Ammiro infine l’animo poetico di Simone Massi, animatore resistente, come lui stesso si definisce. Mi sembra di cogliere in lui un amore e un rispetto enorme per la vita umana e animale, la natura, i cicli della vita, la sofferenza, la bellezza e la durezza della terra dove l’uomo faticosamente cerca un posto.
Mi fermo ai primi che mi vengono in mente altrimenti rischio di fare un noioso elenco…perché per fortuna siamo pieni di artisti incredibili.

Cosa ti piacerebbe che accadesse domani?

Che si riempissero le piazze, di gente combattiva e solidale. E che a questa piazza ci si arrivasse in bicicletta. Che superassimo storicamente il concetto di superiorità, e che i CIE e gli allevamenti di animali diventassero solo un brutto ricordo. Un domani dal quale ridere di come eravamo.

croma

 

Alessio Nunzi

Alessio Nunzi è nato a Roma dove vive e lavora.
Dal 2002 lavora nel mondo delle arti visive crescendo professionalmente come graphic designer, art director e illustratore.
Il suo interesse per le nuove tecnologie lo porta ad occuparsi anche di web, progettando e realizzando siti e materiali grafici per i social media, sviluppando strategie di comunicazione online.
www.dral.net