La cosa che mi ha colpito di Kashink è il segno inconfondibile dei suoi lavori. Il suo modo di dipingere è già la sua firma.
Completamente concentrata sui volti, l’iconografia dei suoi pezzi rimbalza tra pochi temi, che sono come dei cardini fissi attorno a cui sviluppa un suo personalissimo percorso di ricerca stilistica: idoli della cultura messicana, come le calaveras de los dias de los muertos, le maschere rituali, i volti disposti in trittico, la decorazione di stampo russo e i grappoli di occhi.
Kashink è una graffitista decisamente sui generis: cresciuta nell’Ile de France ma di nascita slavo-ispanica, del tutto ipnotizzata dalla cultura sudamericana – la sua pittura è una involontaria sintesi trans-culturale e ricerca etnografica.
La terra, la religione, la ritualità e la magia sono le radici da cui parte, i suoi pezzi sono calore e colore.
Si muove in un contesto in cui dichiara di non volersi integrare a tutti i costi, quello del graffitismo metropolitano, a cui approda molto tardi, dopo una passato da ritrattista e dopo aver ben sviluppato il proprio stile.
Come ispirazioni parte da Frida Kahlo e arriva a Os Gemeos – e a pensarci bene in mezzo non può esserci nessun altro che non sia Kashink.
Ha all’attivo la partecipazione a diversi festival e contest di graffitismo e pare che attualmente abbia scelto una momentanea permanenza ad Osaka. …Cosa ne verrà fuori aggiungendo una spolveratina di Giappone?
WEB: Account Flickr – Account Myspace














