Obey Giant / Shepard Fairey

Autore: _reda_ - Scritto il 04 novembre 2009

Cos’è Obey Giant? Qualcosa che ha superato i confini fisici del suo creatore, Shepard Fairey.
Negli ultimi diciotto anni ha passato il tempo a produrre una quantità industriale di adesivi, iniziati con la serie Obey Giant dove l’immagine a tutto contrasto del pugile André ti intimava di obbedire – per arrivare fino al poster di Obama trattato a stencil coi colori della bandiera americana.
Cosa sono? Propaganda? Può darsi. Ma per cosa? E lui, che vuole? Per chi sono gli imperativi che campeggiano sugli stickers che continua a disseminare nelle strade della disarticolata America?
Perfetto. Adesso, carichi di tutte queste domande, siamo come Fairey ci vuole: una miccia. Pronti a incendiarci – ad aderire alla propaganda, o a detestarla.
Perché Il mondo di Shepard Fairey (e credo quello di tutti noi) attraversa una fase in cui non esistono più pensieri, e le parole e il senso critico si sono fatti poveri. La massa impoverita ha bisogno di immagini forti, come a sostituire i valori con simboli atrofici. Ha bisogno di imperativi. La propaganda si è fatta pensiero.
Guarda come reagisci e vedrai chi sei. Sei la reazione a quell’adesivo, a quell’imperativo, a quel contrasto al massimo grado, a quel simbolo di estremizzazione politica – o lo stacchi o lo insegui. L’importante è che vedi te stesso nell’attimo esatto in cui reagisci a quello sticker – che si palesa lungo la strada come un pugno immotivato.
Obey Giant è un progetto che Fairey mette su per smascherare questo meccanismo, ce lo mostra nudo, nella maniera più elementare possibile. Si riduce all’analisi del senso che riversiamo nei simboli, alle reazioni che sono capaci di suscitare. “Una volta che inizi a chiederti cosa sia quel segno, allora forse puoi iniziare a mettere in discussione tutti i segni”.
Non è solo grafica, nonostante da tutto questo abbia messo su il suo Studio Number One che si occupa di campagne di comunicazione e di pubblicità dal 2003.
La grammatica è quella della propaganda politica filosovietica da un lato, e del vintage dell’America dei pionieri dal lato opposto, riutilizzati in maniera del tutto dissacrante. Il trattamento grafico che porta avanti nei poster e nelle immagini pubblicate per il progetto Obey Giant è invece una filiazione diretta e una raffinata evoluzione della stencil art, insieme al collage di impronta suburbana e alla filigrana.
Lateralmente a tutto questo fonda nel 2001 la Obey Clothing, una linea di abbigliamento trasversale in cui i vestiti sono un nuovo muro da dipingere.
E continua a correre e a scappare, nonostante i tredici arresti e le apparizioni nelle più grandi gallerie d’arte contemporanea che lo corteggiano come un nuovo Andy Warhol.
Shepard Fairey continua ad arrampicarsi su per i pali della luce, ad attaccare stickers e a scappare via, convinto ancora che la strada sia l’unica hall of fame che lo rappresenti veramente.

WEB: www.obeygiant.com

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